Passa ai contenuti principali

Sa coja proibida

 



https://www.amazon.it/dp/B0F1PTM955 

Sa  coja proibida

Personaggi

Raimundu Muliaches = capo degli orrolesi

Maria Piras= moglie di Raimundu

Iroxi Muliaches = figlio adottivo di Raimundu Muliaches e di Maria Piras

Chircantoni Bonu= Braccio destro di Raimundu Muliaches

MariAngela e Bruna= cameriere in casa Muliaches

Bartolomeo  Fele= capo dei Nurresi

Adelasia Zizi =  moglie di Bartolomeo

Leonora Fele= figlia di Bartolomeo  Fele e di Adelasia Zizi

Baillu Carcangiu= Braccio destro di Bartolomeo Fele

Giuanni Devotu= giovane pastore bittese innamorato di Leonora

Don Siraxiu= Parroco di Nurri,  confidente di Adelasia

Bissentica=vecchia cameriera vestita di nero dei Fele

Mialina=giovane cameriera aiutante di Bissentica

Gonaria= cuoca in casa Fele bene in carne

Invitati alle feste

Tre giocatori alla Morra in osteria= amici di Giuanni

 

 

 

 

Breve Sinossi: L’azione inizia alla vigilia di Ferragosto in un periodo indeterminato del secolo ventesimo, tra la prima e la seconda guerra mondiale e si conclude a settembre dello stesso anno tra Nurri e Orroli, nel bosco de “Sa Penitenzia”, a metà strada tra i due paesi. Due famiglie rivali concordano un matrimonio per la pace. I Fele di Nurri hanno una figlia Leonora e decidono di darla in sposa al figlio dei Muliaches, Iroxi. Nessuno sa che essi lo hanno avuto in segreto da un convento dove il bimbo era stato affidato dalla mamma, una ragazza madre di Nurri che ha partorito in segreto. Questa ragazza è Adelasia Zizi, moglie di Bartolomeo Fele. Il giorno del fidanzamento Adelasia riconosce la bisaccia nella quale aveva riposto il suo bambino con sette monete d’oro, come compenso per le suore del convento. Per evitare l’incesto Adelasia con l’aiuto del suo confessore don Siraxiu convince Giuanni, innamorato da sempre di Leonora, ad interrompere le nozze, opponendosi al matrimonio. Adelasia sceglierà di morire per espiare il suo peccato e mantenere la pace faticosamente raggiunta.

 

 

 

 

 

 

 

 

Scena Prima

(Nella scena Prima tziu Raimundu Muliaches canta la sua aria. La scena appare essenziale. Due porte ai lati. Un tavolo e quattro sedie al centro. Una caraffa di vino e alcuni bicchieri adornano la tavola).

 

Po sa paxi

(Aria di Basso/Baritono)

 

Appu passau una vida intera

In gherra cun cussus de Nurri

E immui chi seu becciu

Bollu portai sa paxi

In su coru miu e po sa genti mia de Orroli

Alloddu,  bastasa cun sa disamistade

Bastasa de bardanasa e furas

Mostamos  Orrolesusu sa balentia

In su traballu e in sa paxi!

 

 

 

 

 

Scena Seconda

(Entra in scena tziu Bartolumeu  Fele)

 

Tziu Bartolumeu: ‘Eni nau, Raimundu! E po passai de su nau a su fatu c’hiad’ a  bolli una bella festa apaxiadora!

Tziu Raimundu: Po fai una bella festa bisongiada a bocciri unu vitellu grassu!

Tziu Bartolumeu: E su vitellu grassu si boccidi po is festas mannas!

Tziu Raimundu: E una coja esti  a casu una festa manna?!

Tziu Bartolumeu: Deu no tengiu fillus mascus pero tengiu una vitella de latti abilli a fai  cuntentu d’ognia mascu.

Tziu Raimundu: Su fillu mascu du tengiu deu.

Tziu Bartolumeu: Filla mia si tzerriada Leonora.

Tziu Raimundu: E fillu meu si tzerriada Iroxi.

Tziu Bartolumeu: E intzaras  buffaus a sa coja de Iroxi cun Leonora.

Tziu Raimundu (riempiendo due bicchieri di vino): A sa coja e a s’amistade!

Tziu Bartolumeu: (levando il suo bicchiere): Prosit!

(Si concorda il loro matrimonio)

 

 

 

Scena Terza

(La scenografia è l’arricchimento di quella precedente. Prima entreranno  in scena la padrona di casa Maria, accompagnata da   Chircantoni che allungherà il tavolo e porterà delle altre sedie; quindi entreranno in scena le cameriere Bruna e Mariangela che porteranno le vivande. Infine entreranno in scena gli altri invitati, tutti della famiglia Muliaches)

Maria Piras (consegnando a ciascun bambino un cavallino di formaggio fresco): Pappai  e buffai  picciocchedus! Tottu a manu teneis  casu e pani in cantitadi. E is mannus buffinti su binu e pappinti sa petza! A sa salude!

Tziu Raimundu (levandosi in piedi): A sa saludi de Iroxi nostru e de sa paxi!

Tutti gli adulti presenti si levano in piedi e gridano in coro: Prosit!

Tziu Raimundu: Iroxi, se’ prontu a patì  po s’ Assegurongiu?

Iroxi: Seu pronto a fai paxi. Si babbu miu d’hat ditzidiu esti cosa bona!

Chircantoni (in tono malizioso): E apustis t’had a  toccai  a incosciai a sa vitella Nurresa!

Tutti i presenti rideranno!

 

 

 

Tziu Raimundu (proponendo un altro brindisi): A sa vitella Nurresa!

Tutti i presenti risponderanno: Prosit!

Chircantoni (estraendo un coltello a serramanico molto elegante): O Iroxi, pro su cojuonzu ti ‘ollu arregalare custa fiammante leppa pattadina chi appo comporadu po tui a sa festa de Santa Caterina. Cun custa tui has a porri pintai cannugas po sa figu morisca e crocorigas po su binu e po sa bella Nurresa!

Iroxi (accettando il dono e consegnando una moneta): E deu da pigu, ti torru gratzias e ti donu unu scudu po sa malajana e su fatunzu!

Chircantoni (intascando la moneta): A moti is bruscias e is cogas!

Tutti i presenti grideranno: A moti!

Tziu Raimundu: E candu andausu  po su Cojuonzu, Chircantoni?!

Chircantoni: Heus fissau cun i’ Nurresusu  oy e totu, a s’intrìchinu!

Tziu Raimundu (guardando il suo orologio da tasca): Intzandusu  es mellus chi s’incammineus, nantis chi iscurighidi!

Maria (levandosi in piedi rivolta alle donne): E nosu sparicciausu  sa mesa!

 

 

 

(Calano le luci, gli uomini escono e le donne faranno sparire vivande e arredi. Gli uomini usciranno a sinistra e le donne a destra; con le luci abbassate una parte delle stesse donne, prima di uscire, allestiranno la scenografia per la Quarta scena che rappresenta il salotto dei Fele; i Muliaches, tuttavia, rientrando da destra, troveranno uno schermo di legno dietro il quale si celano  la scenografia e  Tziu Bartolumeu Fele con Chircantoni Bonu che riceveranno gli Orrolesi in viaggio).

 

 

 

Commenti

Post popolari in questo blog

La Cassandra di Rita Atzeri

  Qualcuno ha scritto che il mito è il bisogno di raccontare e spiegare la realtà, indossando maschere senza tempo, capaci di simboleggiare le vicende stesse del nostro vivere. La Cassandra di questo secondo appuntamento della rassegna Il Giardino dei Gelsi magistralmente interpretata da Rita Atzeri, accompagnata da Antonio Pinna alle percussioni, racconta molto della realtà di oggi. Nella Casa Saddi, a Pirri, il personaggio mitologico portato in scena da Rita Atzeri è dichiaratamente più prossimo alla Cassandra di Christa Wolf piuttosto che a quello cristallizzato nel mito di Eschilo ed Euripide. E se Christa Wolf era riuscita a trasporre le mura di Troia, fino a identificarle con il Muro di Berlino, allo spettatore di oggi non è difficile scorgere nelle parole del monologo scritto da Susanna Mannelli, la rete di menzogne entro la quale si sta consumando, alle porte della nostra Europa, una nuova e cruenta guerra, dove la novella Troia deve subire le turpi attenzioni di fameli...

I Thirsenoisin a Sapiens

Nel programma Sapiens, andato in onda ieri sera sui Raitre, Mario Tozzi attribuiva a Platone un riferimento a una popolazione tirrena (I Thirsenois vengono definiti altrove) che sembra corrispondere a quella sarda dei Shardana navigatori e dei Nuragici costruttori di torri ( Il popolo dei Thirsenoisin, per l’appunto). Mi e' sembrato un buon programma sulla SARDEGNA, condotto al di fuori del consueto, fuorviante grafocentrismo, che caratterizza da sempre gli stdi sul passato dei SARDI E SULLA LORO preistoria. Se proprio dobbiamo riferirci a fonti scritte, facciamolo con prudenza e soltanto, eventualmente, per corroborare la realtà che abbiamo sotto gli occhi (e sotto i piedi): più di settemila nuraghi, oltre duemila pozzi sacri, tremila domus de Janas , tremila tombe dei giganti e menhir sparsi ovunque. Un’ultima annotazione: non pensiamo di essere stati (e non lo siamo neppure oggi) un’etnia unica e pure. Personalmente non escludo che i Shardana siano giunti in Sardegna, dal mar...

I Shardana di Porrino

  L’opera lirica I Shardana di Ennio Porrino affonda le sue radici nella più remota antichità della nostra isola, pur essendo annoverabile, a pieno titolo, tra le maggiori opere musicale del novecento. Ennio Porrino, nel comporre la sua opera I Shardana (che inizialmente si intitolava Hutalabì , il grido di guerra dei guerrieri Shardana attribuito al grande poeta nuorese Sebastiano Satta) si è ispirato alla tradizione sarda in tutte le direzioni: nella musica, nella storia, nella tradizione, nei costumi e nelle scene; e nei sentimenti, nella voglia di riscatto e di ridare luce alla Sardegna, al suo popolo, alla sua storia. Ecco un altro mirabile esempio di superamento del detestato grafo centrismo storico, che ha relegato la Sardegna e i Sardi nel dimenticatoio della storia, tra i popoli dannati, tra le genti senza voce e senza identità. Emblematico questo brano del grande musicologo tedesco Felix Karlinger : “Ciò che in senso speciale è musica sarda può in senso lato valere come m...