Lettori fissi

lunedì 14 giugno 2021

La Terza via - 15



Feci uno sforzo per superare quel grave disappunto che rischiava di spezzare il feeling che avevo ristabilito con Roma. La Città Eterna mi ispirava nella ricostruzione di me stesso. Talvolta uscivo a fare delle passeggiate e mi riempivo i polmoni di quell’aria tersa che si respira ancora a Roma in certi viali alberati, quando non ci sono troppi mezzi motorizzati in circolazione. Di sfuggita, dalle finestre aperte, captavo certe espressioni, certe parole, certi odori (specialmente all’ora dei pasti) che sono tipici di Roma, che costituiscono parte integrante della terza città più vecchia del mondo. A volte sentivo dei brani musicali, dei ritornelli, provenire da qualche apparecchio acustico o da qualche improvvisato cantante; allora mi tornava alla mente Gabriella Ferri, un’artista che mi aveva colpito, negli anni della mia prima gioventù; quando avevo cessato di essere un ragazzo pieno di ideali, ma non ero ancora quel cinico, disincantato che, dopo aver girato mezza Europa e un pezzo di  America, non credeva più a niente. Roma mi aiutava così a ritrovare quello che ero stato; credo infatti che, pur non sapendo bene cosa fossi diventato, in giro per il mondo, sentivo dentro di me che le mie radici mi avrebbero potuto aiutare; le mie radici erano solide; ero stato qualcosa o qualcuno, prima di perdermi nelle nebbie londinesi e nelle lande d’America; era quel qualcosa, quel qualcuno che adesso stavo cercando lì,  a Roma.

 

https://idiomalatinos.wordpress.com/2021/06/14/la-terza-via-15/

sabato 3 aprile 2021

La Terza via di Londra

 


A quel tempo, a Londra,  le notizie dall’Italia arrivavano con un giorno di ritardo. Non che io le cercassi, tutt’altro. Ero andato via dall’Italia perché non ne potevo più di stare a sentire e a leggere sempre le stesse notizie: attentati, gambizzati, scioperi, scala mobile, crisi di governo, rimpasto, arco costituzionale, extraparlamentari, gruppuscoli, galassia, terroristi, destra e  sinistra.

Sul piano politico, a destra l’Italia era bloccata dall’arco costituzionale, mentre a sinistra l’ostacolo era il Patto Atlantico. Io non mi sentivo né di destra, né di sinistra. A pensarci bene forse ero partito per Londra alla ricerca di una terza via.

La  notizia del rapimento dell’onorevole Aldo Moro,  ad opera delle Brigate Rosse,  mi lasciò pertanto piuttosto indifferente.

Soltanto dopo ho capito la grandezza di quest’uomo politico, la sua lungimiranza, la sua tenacia. Era un uomo rivoluzionario, a modo suo; ma nel suo mondo non fu capito; o fu male inteso; o forse i farisei filoamericani e gli scribi democristiani si servirono dei barabba rossi per levarsi di torno un avversario interno più intelligente  e più capace di loro. In fondo me n’ero andato dall’Italia per non pensare alla politica, perché mi sarei dovuto sbattere su quella notizia?

https://www.hoepli.it/libro/la-terza-via-un-uomo-un-viaggio-tre-strade/9788833812366.html

domenica 28 marzo 2021

Scetinsardu




Custu libru esti stettiu fattu pighendi totu su chi happu pubblicau in su blog Scétinsardu me is urtimus dex’annus (immui su blog non c’esti prusu poita Tiscali hadi serrau is blog). Scétinsardu obiada essiri una ventana incarada in su mundu de su Web; is passantisi de su Web chi si bolianti incarai a bì ita c’esti aintru de custa ventana, fianta beni benìusu!

Sa domu de “Scetinsardu”, cumenti du nàrada su nomini ‘e totu, e’ sa domu de unu Sardu chi ghèttada a su Web unu zerriu, una boxi, unu disigiu chi bolidi essiri unu sprigu de un’anima sarda chi creidi in s’abisongiu de iscriri in sardu, calisisiadi, campidanesu o logudoresu, nugoresu o gadduresu, no teniri importanzia. Sa matta de sa limba sarda esti una matta de raixisi multiplasa.
Su libru si divididi in cuatru partis: sa prima arriportada ottu contus; sa segunda teidi binticuattru poesias (unas cantu funti stettias arregotasa de mei in bidd’e Sorris, andendi a intervistai i’ beccixeddus de intzaras; una esti de su grandi poeta e archeologu Pietrino Arixi; is atrasa funti totu mias). Sa terza parti arriportada opinionis, curiosidades e dicius; s’urtima infinisi, est unu tentatitvu de abotzai una gramatica sarda e teidi unu vocabolarieddu cun fueddus antigusu.

domenica 7 marzo 2021

Sardegna magica - 6



E’ doveroso constatare ancora una volta che i nemici più acerrimi dei Sardi si dimostrano gli stessi Sardi. 
Oggi me ne faccio una ragione; da giovane mi faceva rabbia, ora mi accontento dell’amarezza. Ma non mi rassegno ancora e cerco di capire. 
Da giovane ero convinto che bastasse l’orgoglio di essere Sardi, l’attaccamento alle proprie radici, il sentirsi tutti fratelli. 
Oggi capisco che spesso sono i soldi a dettare l'agenda della Sardità.
 Siamo tutti attaccati al nostro campanile e nessuno di noi Sardi sembra disposto ad accettare di variare il suo idioma avito di un solo vocabolo. E così si finisce con il continuare a stare divisi.
Eccone esempio, tratto dal recente passato.
 L’Università di Sassari inizialmente pare avesse accettato il piano triennale per il bilinguismo in Sardegna (Sardo e Italiano): quei soldi già stanziati dalla Giunta Soru e poi messi a disposizione dalla Giunta attuale facevano comodo all’ateneo sassarese. Poi, di fronte alla necessità di dovere impartire gli insegnamenti in lingua sarda è prevalso il campanile. 

"In fondo non siamo neppure tanto Sardi", avrà pensato qualcuno a Sassari. 

"A ben veder il nostro dialetto è in realtà un dialetto della lingua italiana, piuttosto che di quella sarda", avrà pensato qualcun altro.

 Non sarò certo io a mettere in dubbio convinzioni che, se vai a vedere, hanno anche una base scientifica. e sarebbe un errore, oltre che una violenza, negare le specificità dei Catalani di Alghero, quella dei Carlofortini dell’Isola di San Pietro e, perchè no, magari anche quella dei tatharesi di Sassari. Ma l’unico modo di impedire alla lingua sarda di morire è quella di creare una koinè e di imporla con programmi mirati ad inserire l’insegnamento di questa lingua unificata nelle scuole elementari. Poi ognuno, con i suoi amici e nella sua famiglia continuerà a parlare sassarese, carlofortino, campidanese o logudorese. Ma occorre intervenire con decisione e con i finanziamenti necessari a sostenere tale decisione. I soldi ci sono, se è vero come è vero che la giunta regionale sta mettendo a bando 120 milioni di Euro per digitalizzare la scuola. Peccato che lo voglia fare in italiano e in inglese. Al Sardo solo 750 mila Euro e pure contestati.
 Io sono un cultore della lingua inglese; e pure di quella italiana; ma prima di essere inglese, europeo, italiano, sono Sardo. E piango al pensiero che i figli di questa terra disconosceranno completamente la lingua sarda. 
L’ex ministro della p.i. Tullio De Mauro osservava recentemente che più del 70% degli Italiani non sono in grado di capire un testo in lingua italiana di media difficoltà. Eppure sono 150 anni che si insegna, si legge, si scrive e si ascolta in lingua italiana. Ma se vai a Milano, i milanesi, giustamente continuano a parlare il milanese; così come a Roma, a Napoli, a Firenze e in tutte le altre mille città d’Italia. 
Nessuno qua in Sardegna sembra preoccuparsi per il fatto che solo il 13% dei bambini conosce il Sardo (il suo sardo, quello dei suoi genitori e dei suoi nonni). E chissà se questi bambini saranno tra quel 70% che domani non saprà bene neppure l’italiano! Non c’è altro modo per salvare la lingua sarda: i sassaresi da soli non riuscirebbero ad imporre lo studio del sassarese nelle scuole; così come non ne sarebbero capaci i campidanesi, i logudoresi o i carlofortini. Ma tutti insieme si può. Altrimenti, anche se siamo nati Sardi, moriremo un po’ italiani e un po’ inglesi, ma senza essere stati veramente italiani o veramente inglesi.

domenica 29 novembre 2020

I Shardana di Porrino

 


L’opera lirica I Shardana di Ennio Porrino affonda le sue radici nella più remota antichità della nostra isola, pur essendo annoverabile, a pieno titolo, tra le maggiori opere musicale del novecento.
Ennio Porrino, nel comporre la sua opera I Shardana (che inizialmente si intitolava Hutalabì, il grido di guerra dei guerrieri Shardana attribuito al grande poeta nuorese Sebastiano Satta) si è ispirato alla tradizione sarda in tutte le direzioni: nella musica, nella storia, nella tradizione, nei costumi e nelle scene; e nei sentimenti, nella voglia di riscatto e di ridare luce alla Sardegna, al suo popolo, alla sua storia.
Ecco un altro mirabile esempio di superamento del detestato grafo centrismo storico, che ha relegato la Sardegna e i Sardi nel dimenticatoio della storia, tra i popoli dannati, tra le genti senza voce e senza identità.
Emblematico questo brano del grande musicologo tedesco Felix Karlinger: “Ciò che in senso speciale è musica sarda può in senso lato valere come musica della civiltà occidentale, come fonte primordiale di quel retaggio dal quale furono alimentati molti secoli di storia musicale europea. Ciò che qualche ignorante deride come primitivo e barbaro, ciò che qualche sardo stesso solo con un po’ di vergogna scopre davanti al forestiero, perché egli crede che la sua musica sia troppo semplice, appartiene in realtà a quel sostrato comune dal cui seno uscirono tutti i grandi e famosi compositori del nostro continente: dal Palestrina a Verdi, da Orlando di Lasso a Mozart, Beethoven, Wagner. Ché se in un museo contempliamo con muta venerazione i resti di civiltà da lungo passate, tanto più dobbiamo apprezzare i tesori che sono contemporaneamente antichi e vivi, che non hanno perduto nulla del loro splendore, che continuano a fiorire, in dimessa semplicità e grande bellezza, in mezzo alla falsità del nostro tempo” (1958).
Non a caso un anno prima, proprio nel 1957, anno successivo alla sua nomina di Direttore del Conservatorio Giovanni Pierluigi da Palestrina, Ennio Porrino darà l’annuncio dell’istituzione di una cattedra di Etnofonia Sarda presso il medesimo conservatorio cagliaritano.
L’opera I Shardana venne eseguita per la prima volta al San Carlo di Napoli nel 1959, per poi essere replicata nel 1960 al Teatro massimo di Cagliari, in memoria del grande compositore scomparso pochi mesi prima, all’improvviso e prematuramente.
L’opera è stata poi rappresentata nel 2013 al Teatro Lirico di Cagliari.
Peccato che essa non trovi un posto stabile nei cartelloni del Teatro di Cagliari e negli altri teatri italiani. Essa contribuirebbe a ridare un po’ di lòuce alla nostra storia, alle nostre radici, troppo spesso dimenticate.
Le vicende narrate nell’opera si situano in un’epoca imprecisata. In esse si narra dei Sardi Nuragici e dei Shardana come in un sol popolo, vittoriosi sugli invasori Jonici (non meglio identificati).
A me ha colpito una cosa. Rispetto al mio romanzo “I Thirsenoisin”, di cui ho già avuto modo di parlare, i Shardana e I Nuragici, nell’opera di Porrino, vengono indicati come un sol popolo, laddove nel mio romanzo tra le due antiche etnie permane una sorta di rivalità, riconducibile a un periodo ancora più remoto, quando, secondo me, i grandi navigatori giunsero in Sardegna, incontrando la civiltà nuragica, già insediata e florida.
Mi piace quindi pensare che il periodo di ambientazione dell’opera di Porrino sia immediata successiva a quella del mio romanzo.
L’opera di Porrino mostra che il processo di fusione tra i Shardana e i Nuragici si è già concluso. Per questo possiamo parlare del popolo dei Sardi.
Si possono leggere alcuni brani del mio romanzo gratuitamente nel mio blog, attraverso il link sottostante
https://albixpoeti.blogspot.com/2020/10/i-thirsenoisin-5.html
La foto riproduce cartellone dell'opera I Shardana di Màlgari Onnis Porrino.

mercoledì 25 novembre 2020

Gigi Riva, per me, è il più grande di sempre

 


Ho stimato in gioventù tre grandi campioni: Gigi Riva, Pelè Dos Santos e Diego Armando Maradona.

Oggi è morto Maradona, El Pibe de Oro e mi dispiace. 

Tuttavia per il più grande di tutti resta Gigi Riva. E spiego perché.

Gigi Riva è stato grande in una terra, la Sardegna, dimenticata dal mondo, in una Cagliari povera e provinciale. 

E lui, il grande mancino di Leggiuno, non si è fatto incantare da niente e da nessuno.

La grandezza di un uomo e di un calciatore, va misurata anche in questo.

Pelè apparteneva al grande, immenso Brasile. Maradona è stato grande in un'epoca in cui i mass-media hanno reso più facile la sua gloria.

Ma il N. 1 resta lui. il sardo Gigi Riva. 

venerdì 20 novembre 2020

Un'emozione in più per I Thirsenoisin

 


Uno dei miei sostenitori, insegnante a riposo,   musicista  e compositore di talento, che a dispetto dell'età avanzata suona l'organo e legge più e meglio di un giovane, si è appassionato alla lettura del mio romanzo. Nel comunicarmi la piacevolezza da lui provata nella lettura, in particolare mi fa i i complimenti per la ricostruzione dei luoghi in cui ho ambientato la storia. A tal proposito mi invia una cartina redatta da uno dei suoi scolari nel lontano 1956, quando per un periodo ha insegnato nelle scuole elementari e medie, prima di divenire titolare di cattedra al Conservatorio "GianPieluigi di Palestrina" di Cagliari. 

Devo confessare di essermi emozionato nel vedere questa cartina.

Nel descrivere i luoghi di ambientazione del mio romanzo io mi sono basato su molteplici fonti scritte, sui ricordi dei sopralluoghi da me fatti nei diversi siti nuragici della Sardegna e sulla mia fantasia. La cartina inviatami dal mio lettore e sostenitore rispecchia la dislocazione da me realizzata nel romanzo per descrivere i villaggi nuragici e le città Shardana esistenti. Un'incredibile coincidenza e un'emozione in più in questa mia avvenura di crowdfunding che punta alla pubblicazione e alla diffusione del mio romanzo. Un grazie sentito a Vittorio Montis e a tutti i lettori che mi hanno sinora sostenuto nel mio progetto editoriale.

Link per prenotare il volume: https://bookabook.it/libri/i-thirsenoisin/