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Vi annuncio ancora una grande gioia

 





Ancora una grande e gioiosa sorpresa stamattina in Rete. La mia commedia "La Ricreazione è finita" si piazza al diciassettesimo posto della classifica Amazon del Kindle Store (Sezione Teatro e Spettacolo) tra Euripide ed Eschilo, due autentici giganti della drammaturgia classica! Inoltre, sempre su Amazon e per la stessa sezione, ma nella classifica "Libri", la mia commedia si piazza al sessantaduesimo posto, poco dopo Konstantin Stanislaskij (con il suo prezioso Manuale "Il lavoro dell'attore su se stesso" sul quale anche io ho studiato).

Non è la prima volta che questo mio libro finisce nella Classifica Amazon.it Best Seller dei libri a pagamento più letti.

La commedia "La Ricreazione è finita" è stata una delle prime, se non addirittura la prima, che ho scritto per la scuola. Il testo risale infatti agli anni novanta, quando la tecnologia comincia a far parte seriamente nella scuola, attraverso l’ informatizzazione dei processi relazionali e delle strutture tecnologiche. Due sono state però le molle che mi hanno spinto a scriverla; o forse sarebbe più giusto dire che due sono state le scintille che l’hanno accesa nella mia mente.In quegli anni novanta, cominciavo a notare come gli studenti, andassero assumendo degli atteggiamenti collegati alle pubblicità televisive più invasive; tali atteggiamenti e tali posture venivano dagli studenti associati agli slogan che i fantasiosi e creativi pubblicitari italiani coniavano su commissione degli industriali e dei produttori principali, per conquistare fette sempre più consistenti del lucroso mercato consumistico giovanile. I miei studenti, in pratica, pur non essendo le prime vittime, o se preferite, i primi attori, dell’epopea consumistica (esplosa invero sin dagli anni del boom economico presessantottino), erano i primi consumatori a ricevere gli impulsi consumistici in maniera così massiccia dalla televisione. In effetti gli anni novanta vedono in Italia la definitiva affermazione e diffusione delle reti televisive commerciali nate nel precedente decennio. I giovani che in quegli anni novanta sedevano sui banchi delle scuole superiori, evidentemente, passavano tanto, troppo tempo davanti ai televisori; al punto che quegli ossessivi slogan pubblicitari diventavano parte integrante dello sviluppo della loro personalità, al punto da indurli ad utilizzarne quelli più in auge, come parte essenziale e caratterizzante del loro lessico quotidiano. Non è a caso che, qualche anno più tardi si leggerà, in ambito scolastico, una critica tanto amara quanto feroce sui disastri che la televisione, in quanto agenzia educativa, avrà già prodotto sugli adolescenti; anche se occorre rimarcare che più avanti, dopo i secondi lustri del secolo ventunesimo, altri mezzi di comunicazione di massa saranno prescelti dai giovani per la loro formazione e per la loro informazione (mi riferisco ai canali televisivi di internet e alla rete più in generale). La seconda scintilla è costituita dalla burocrazia, dalle oscure circolari, sempre più incomprensibili, prigioniere come erano e come sono, del linguaggio burocratico ministeriale, e dell’onda di informatizzazione che cominciava a propagarsi anche nella scuola.Ma il nocciolo vero del dramma è, a ben vedere, e per entrare nei contenuti narrativi della commedia, un altro: vi si narra in realtà la storia di due fratelli che, dopo l'Armistizio dell'otto settembre del 1943 si trovano su fronti opposti; uno arruolato nell'esercito regio, sotto le insegne del maresciallo Badoglio e de Re; l'altro a Salò, coi repubblichini di Mussolini. Dopo avere scritto la storia ho scoperto che una storia del genere è successa per davvero, tra due fratelli realmente esistiti. Beh, che dire? Tutti sanno che la fantasia, spesso, supera la realtà. Non conosco i dettagli della storia vera ma conosco i dettagli della mia storia. Mio padre Carmelo, quando fu firmato l'Armistizio, l'otto settembre del '43, rimase fedele all'esercito regio, mentre suo fratello Ninì, di qualche anno più giovane, si arruolò nell'esercito repubblichino, seguendo con il suo entusiasmo e i suoi afflati ideali giovanili, quelle sirene di gloria che tanti, troppi giovani (e anche molti italiani meno giovani) seguirono nel ventennio fascista. Ogni epoca ha i suoi idoli e i suoi eroi. Io, per esempio, ero incantato dalle sirene della sinistra e della rivoluzione bolscevica.. Quanti inganni e quante delusioni, dietro quei vessilli rossi di falsa libertà! Ma chi può giudicare davvero i giovani per le loro infatuazioni e i loro ideali fallaci, tanto spesso vissuti con sincero entusiasmo e in buona fede?

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