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Dal Vangelo di San Matteo

 

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Capitolo 13

VV 1- 23

 

Parabola del seminatore

 

Ascoltate ciò che dirvi or mi preme!

Un seminatore, per seminare,

uscì un bel giorno! Parte di quel seme

 

Cadde lungo la strada. A beccare

Quei semi scesero però gli uccelli!

Altri semi s’andarono a posare

 

In luogo roccioso. Come labelli

Prima sbocciarono, ma non avendo

Terreno profondo, come castelli

 

Sulla sabbia, al primo sole, cuocendo

tutti inaridirono. Altri semi

caddero tra le spine, ma crescendo

 

le spine li soffocarono. Premi

invece spettarono, a chi del  trenta,

  sessanta e cento, a quei semi, quai in gremi

 

caddero nella buona terra. Senta

e comprenda chi ha orecchi per intendere!”

 

  VV 13-25

Gesù cita Isaia  e spiega la parabola del seminatore

 

S’avvicinarono allora i discenti

Per dirGli: - “ Perché gli parli in parabole?”

Gesù gli rispose: - “ Perché coscienti

 

Voi sarete di misteri e metabole

Del Regno dei Cieli, ma non è dato

 a loro d’esserlo, perché con gabole

 

saranno ingannati! Sarà donato,

così, a chi sarà nell’abbondanza

e sarà levato tutto a chi è stato

 

nella miseria! Perciò con costanza

parlo loro in parabole. Perché

pur volendo, non vedono abbastanza

 

e pur udendo, non odono né

comprendono! E per loro s’adempie

quella profezia di  Isaia che

 

recita: “Voi udrete con le tempie

e non comprenderete; guarderete

ma non vedrete nulla, perché scempie

 

son divenute le orbite che avete

agli occhi, duri come orecchi e cuore,

chiusi da voi perché non intendete

 

né convertirvi, né esser dal Signore

vostro risanati! Beati invece

voi, che con occhi e orecchi lo splendore

 

che altri, pur gran profeta, non  olfece,

vedete e udite! Intendete intero

come la storia di pria si perfece:

 

“Quei semi caduti lungo il sentiero

Son coloro che dal seminatore

Hanno udito la parola. Ma invero,

 

subito dopo, giunto il tentatore,

gliela porta via. Ci son parimenti

quei che accolgono il seme con un cuore

 

di roccia. Udendo gli insegnamenti,

costoro, li accolgono con piacere,

ma poiché non hanno radicamenti

  

in se stessi, dato che il bilanciere

loro è instabile, alle persecuzioni

causate dalla parola, leggère

 

o gravi che esse siano, negazioni

della stessa opporranno; tra le spine

altri ricevono le spiegazioni

 

della parola: ma non son divine

le cure del mondo di cui son schiavi,

gli ori e le cupidigie senza fine

 

che soffocano la parola e ignavi

rendono i loro sensi. Finalmente

ci son quei che come terra degli avi

 

ricevono anche il seme e, prontamente,

udendo accolgono con sentimento

la parola e danno il frutto seguente:

 

chi dà ‘l trenta, chi il sessanta, chi il cento!”

 

 

 

 

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