martedì 27 settembre 2022

La Terza via -18

 

https://www.edizioniefesto.it/collane/origo-gentis/437-la-terza-via-un-uomo-un-viaggio-tre-strade.

Donato mi distolse con una pacca sulla spalla.

-         «Ce l’hai fatta a venire! Non startene qui tutto solo! Giampiero è di sopra ! Sarà contento di vederti. Ci sono anche altri amici!»

Gli sorrisi, grato che mi avesse levato dall’imbarazzo di quella mia solitaria postura. Mi disse di seguirlo in cucina e poi ci avviammo insieme per le scale che portavano al piano superiore.

Dal corridoio imboccammo l’ultima porta a destra.

-         «Guarda chi c’è!» – disse Donato entrando.

Tutti i presenti si voltarono verso di me salutandomi cordialmente. Nella stanza c’erano due coppie di letti a castello, uno a destra e l’altro sulla parete di sinistra. Io mi sedetti sul letto basso di sinistra. Giampiero lo notai soltanto dopo che mi ero seduto, quando si fece largo tra quelli che lo attorniavano, allungando il braccio verso di me, sporgendosi dalla branda di fronte alla mia, dove se ne stava comodamente disteso.

-         « Tieni, fuma!» – mi disse porgendomi  una sigaretta di anomale proporzioni. – « E’ roba forte e buona, come voi Sardi!»

Senza tentennare aspirai una rapida boccata come avevo visto fare alla ragazza di sotto, poco prima, e la  passai di seguito a Donato, che fece altrettanto.

Nessuno badava a me, nonostante l’ambiente fosse abbastanza piccolo. Mi distesi  nel letto, dopo essermi liberato delle scarpe. Lo spinello arrivò da me per il secondo giro. Pensai che fosse giusto comportarsi con discrezione, per cui diedi ancora una rapido tiro e lo feci girare.

Mi ritrovai a ridere e ripensandoci,  neppure oggi  saprei dire se la causa scatenante della mia risata improvvisa,  sia  stata la  discussione,  che probabilmente era già iniziata prima del mio arrivo,  oppure qualche mio recondito e personalissimo  pensiero.

Non me lo chiesi allora e non me lo chiesi neppure in occasione delle  numerose altre volte in cui ebbi l’opportunità di fumare della roba. Io fumavo e basta: erba giamaicana o thailandese, hashish marocchino o nero pachistano, o qualunque altra cosa passasse per il convento,  non aveva importanza per me.  Forse volevo soltanto dimenticare, come si fa a volte con il bere; forse volevo soltanto conoscere, senza sapere esattamente che cosa; o magari volevo soltanto sognare un mondo migliore, fatto di pace, di musica, di fratellanza.

Con la maturità di oggi, dopo avere smesso di fumare ormai da decenni, sono portato a pensare che gli effetti del fumo, come d’altronde quelli dell’alcool o di qualsiasi altra sostanza che alteri la percezione della realtà, siano diversi da persona a persona.

Su ciascuno di noi il fumo agisce diversamente e questo lo affermo per esperienza personale.  Ho fumato con un sacco di gente. In una certa misura posso anche affermare che ci sono degli effetti comuni: tu ti accorgi di entrare in empatia con quelli che fumano con te, mentre ti accorgi se qualcuno invece non ha fumato, oppure se il fumo su di lui non ha fatto effetto. E’ una cosa che senti e che non sai spiegare.

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