venerdì 8 luglio 2022

La Polizia di Cagliari indaga-7

 

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«Che tipo è questo nipote?» chiese invece all’avvocato.

«Mah! In questo frangente non saprei davvero definirlo bene. È molto spaventato, oltre che dispiaciuto per il brutale assassino di una persona alla quale era sinceramente legato, che gli voleva bene e che perfino lo sovvenzionava generosamente, in cambio dell’aiuto disinteressato che lui le prestava con entusiasmo e con sincero affetto.»

L’avvocato fece una breve pausa, ma si intuiva chiaramente il suo desiderio di  continuare a parlare, quantunque non sapesse bene cosa dire.

«Posso dirti una cosa strettamente riservata!»

Il commissario si sentì prudere il naso. Questo succedeva quando nell’aria c’era una notizia su cui esercitare la massima dell’attenzione. O perché era in vista un inganno, oppure perché stava per venire a conoscenza di qualcosa di importante. Era il suo naso da sbirro a suggerirglielo e il suo naso difficilmente sbagliava.

«Certo, parla liberamente!» la incoraggiò il commissario, continuando a guidare.

«Io te la dico, ma devi promettermi che non la userai mai contro il mio assistito, qualunque cosa accada!» ribadì ancora l’avvocato Levi.

Anche lei aveva un alto senso del segreto professionale e forse, in fondo si era già pentita di avere fatto l’offerta. Ma ormai sembrava tardi per tornare indietro.

Il commissario restò interdetto, tra dubbi e curiosità! L’informazione riservata lo incuriosiva, e poi poteva essere utile per le sue indagini. Come privarsene? D’altro canto, però, non sarebbe mai venuto meno ai suoi doveri di sbirro, su questo non aveva dubbi. Credeva nel suo lavoro sino in fondo e non lo



avrebbe mai disatteso. Risolse pensando che quell’avvocato, quel diavolo in gonnella, non gli avrebbe


mai rivelato un segreto che potesse danneggiare il suo assistito, che oltretutto, a parere suo, nonostante le osservazioni capziose dell’ispettore Zuddas, era completamente innocente.  Decise di fidarsi e dopo essersi passato una mano sul naso che gli prudeva rispose di sì, che non avrebbe mai usato quella confidenza contro il suo assistito.

«Promessa di sbirro?» ribadì ancora l’avvocato, a metà tra il serio e il faceto, sapendo bene come il commissario fosse fiero e orgoglioso di essere un poliziotto con una parola ferma e fidata.

«Parola di sbirro!» le confermò porgendole l’indice della mano destra per sigillare la promessa.

L’avvocato strinse forte l’indice con il suo.

«Il mio assistito mi ha confidato che la zia lo aveva nominato erede universale con un testamento!» aggiunse subito.

Questa sì che è una notizia bomba, pensò il commissario.

«Meno male che gli avventori del bar di Tonio non lo sanno! Altrimenti scoppierebbe una mezza rivoluzione!» celiò invece, cercando di sminuire l’effetto che aveva prodotto su di lui quella notizia.

«Chi sono questi avventori e che cos’è questa storia della rivoluzione?» chiese l’avvocato divertita, ma con un tono lievemente preoccupato.

«Niente, niente!» disse il commissario ancora ridendo. «Non ti ho mai raccontato dei commenti che sento al bar dove faccio colazione al mattino?»

«Sì! Ma sicuramente non con riferimento a questo caso» disse l’avvocato, sempre in tono semiserio.

«Niente di cui tu ti debba preoccupare, cara Luisa, dico davvero!» la tranquillizzò il commissario. «Piuttosto, sai per caso se quel testamento è custodito in una cassaforte a muro, dietro un quadro della sacra famiglia, nel salottino della casa della defunta signora Pirastu?»

«Diavolo d’uno sbirro! Come hai fatto a indovinare?!» esclamò sorpresa l’avvocato, con un accento di ammirazione nella voce!

«Be’, non ci voleva poi molto!» si schermì il commissario, comunque lusingato dall’ammirazione della sua compagna di viaggio.

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